Festa per la cultura

Oggi è un giorno felice per la cultura italiana in Giappone, per la cultura giapponese in Italia, per la cultura tutta dappertutto: l’Istituto italiano di cultura a Tokyo ha un nuovo direttore, ed è Giorgio Amitrano.

L’incarico, assegnato per chiara fama, non poteva essere più appropriato. Il professor Amitrano è ben noto e stimato sia qui in Italia sia in Giappone, grazie anche alle sue bellissime traduzioni letterarie di autori come Haruki Murakami  e Banana Yoshimoto. 
Dunque invito tutti noi, fedeli della cultura italiana e innamorati di quella giapponese, a festeggiare insieme!

 

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Ecco il vero Genji monogatari

Eccola! come tutti gli amanti della dama Murasaki, anch’io non vedevo l’ora che apparisse la nuova, prima vera traduzione italiana del Genji monogatari.
Raccomanderò energicamente questo libro il 13 maggio al Salone di Torino, quando sarà il mio turno di dare un consiglio di lettura durante la presentazione al pubblico del progetto ClubDante, ma intanto mi unisco ai ringraziamenti che la presidente dell’AISTUGIA Adriana Boscaro ha rivolto alla traduttrice Maria Teresa Orsi:

Cari amici e soci, dopo dieci anni di serrato lavoro e di identificazione con il mondo Heian, Maria Teresa Orsi ha portato a termine la traduzione commentata del Genji monogatari. Per la prima volta il lettore italiano può finalmente accostarsi al capolavoro di Murasaki Shikibu in una traduzione diretta dal giapponese, e solo Maria Teresa Orsi poteva affrontare con successo un compito così arduo e difficile. A nome di tutti i soci, dei colleghi, degli studenti, dei tanti ammiratori dell’opera, il grazie più sentito a MTO alla quale lascio la parola:

«Il Genji monogatari viene spesso indicato come il primo esempio di romanzo psicologico. Se simili attribuzioni suonano sempre alquanto arbitrarie, leggendolo non si può evitare di avvertire quanto si proceda in profondità nello scandagliare l’animo umano e come il quadro che ne deriva sembri spesso in sintonia con il modo di sentire di oggi. Da questo punto di vista, esso merita a buon diritto il titolo di classico della letteratura universale, sebbene solo di recente, in pratica poco piú di cento anni, sia entrato nell’orizzonte culturale occidentale e abbia preso a influenzarlo. La sua modernità risiede nella precisa volontà dell’autrice di non limitarsi a presentare intrecci tali da attirare l’attenzione e distrarre dalle pene quotidiane, ma anche di trasmettere sensazioni e sentimenti nella convinzione che altri possano e debbano condividerli. (…) Da questo punto di vista il collegamento con i grandi romanzi occidentali appare inevitabile, ma ogni forma di confronto, classificazione e competizione si rivela alla fine incongrua. Si può dire che Murasaki Shikibu ricorda nelle sue introspezioni Proust o che il Genji monogatari sta al mondo cortese dell’anno Mille come Madame Bovary sta al mondo borghese dell’Ottocento. Ma il Genji monogatari non può non essere letto, analizzato, se possibile apprezzato, come un’opera profondamente, organicamente medievale. (…) Non è possibile tagliare in due il romanzo, distinguendone una parte ”universale”, che attiene a sentimenti riscontrabili in ogni tempo e a ogni latitudine, e quella frettolosamente catalogata come caduca, fatta di annotazioni riconoscibili solo da chi si muove in un mondo ormai scomparso e utili a perpetuarne la perfezione formale. Questi due aspetti sono in realtà del tutto inscindibili, si compenetrano e si giustificano l’un l’altro».
(Dall’introduzione di Maria Teresa Orsi)


 

La storia di Genji
Murasaki Shikibu

2012
I millenni Einaudi
pp. LVI – 1440
€ 90,00
Traduzione di Maria Teresa Orsi
Illustrazioni di Yamaguchi Itarō
ISBN 978880614690


Maria Teresa Orsi insegna Lingua e Letteratura giapponese all’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato articoli dedicati alla letteratura popolare e al fumetto giapponese e ha curato la traduzione e la presentazione al pubblico italiano di testi classici e moderni: fra gli altri, Racconti di pioggia e di luna di Ueda Akinari (Marsilio 1988), Sanshiro di Natsume Soseki (Marsilio 1990), Il figlio delta fortuna di Tsushima Yuko (Giunti 1991), Sotto la foresta di ciliegi in fiore di Sakaguchi Ango (Marsilio 1993, premio della casa editrice Kodansha come miglior traduzione in lingua italiana di un’opera giapponese) e I demoni guerrieri di Ishikawa Jun (Marsilio 1997). Ha curato per Einaudi le Fiabe giapponesi (I millenni, 1998) e La storia di Genji (I millenni, 2012), e per Mondadori Mishima, Romanzi e racconti (I Meridiani, 2004, 2006).

 

 

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I cortometraggi di Kawamoto Kihachiro

Ricevo e molto volentieri pubblico questa notizia

Kawamoto Kihachiro
il mago dell’animazione di pupazzi

Associazione Culturale ARTE GIAPPONE
Vicolo Ciovasso, 1 – 20121 Milano
giovedì 12 aprile alle 19:00
INGRESSO LIBERO

 

I pupazzi di Kawamoto Kihachiro sono delle vere e proprie opere d’arte: con i volti delle maschere del teatro noh, con costumi, kimono e armature,sgargianti, si muovono su sfondi acquerellati, con nebbioline di polvere dorata, tra templi, campi di loto e di glicine.

Kawamoto Kihachiro (1925-2010) è stato uno dei più grandi maestri di animazione a passo uno, quella tecnica cinematografica molto laboriosa che consiste nel fotografare pupazzi snodabili in una sequenza di pose in modo da ottenere fotogrammi che uniti conferiscano il senso del movimento. Un’arte che il Kawamoto ha appreso dall’apprendistato a Praga, nel 1963, con il grande maestro Jirí Trnka, seguendo il suo insegnamento: «i pupazzi sono quella cosa che trasforma l’uomo in Dio, permettendogli di rappresentare la storia, l’uomo e i tratti culturali».

Le opere di Kawamoto sono degli apologhi morali buddhisti attinti dai racconti della tradizione classica giapponese, e cinese, dall’antica raccolta di fiabe del Konjaku monogatari, degli inizi del XII secolo, dal classico testo cinese taoista del Liezi, da antiche leggende, dagli emakimono ai paraventi del periodo Muromachi.

Nonostante il suo stile sia molto diverso dall’animazione industriale degli anime, Kawamoto ha rivestito l’incarico di presidente della Japan Animation Association, dal 1989, succedendo a Tezuka Osamu alla sua morte, fino alla sua stessa dipartita, avvenuta il 23 agosto 2010 per polmonite. 

Antologia di cortometraggi di Kawamoto

Programma

Il demone – Oni (1972), 8’

La storia di due fratelli che vanno a caccia di un demone, dopo che quest’ultimo ha tentato di uccidere il minore dei due. Tratto da una storia medioevale.

Il tempio Dojoji – Doujouji (1976), 18’

Storia di un monaco sedotto da una donna che si trasforma in un serpente di mare. Ispirato alla pittura narrativa dello stile Yamato-e, proprio del tardo periodo Heian, senza dialoghi e con accompagnamento di shamisen, un lavoro lirico e affascinante.

La casa delle fiamme – Kataku (1979), 19’

Un’affascinante donna fantasma racconta a un viandante la storia di due rivali in amore, che arrivarono a uccidersi a vicenda. L’apice della raffinatezza di Kawamoto.

Colpire senza tirare – Fusha no sha (1988), 25’

Tratto dal racconto Meijin-Den dello scrittore Atsushi Nakajima (1909-1942), è incentrato sulla figura leggendaria dell’arciere cinese Ji Chang. Una storia che ha un forte significato, una coproduzione sino-nipponica, che vede la collaborazione, anche questa volutamente simbolica, di artisti e tecnici dei due paesi.

Self-Portrait (1988), 1’

Ironico autoritratto del regista.

 

Associazione Culturale ARTE GIAPPONE
Vicolo Ciovasso, 1
20121 Milano
Orario: 14.00 – 19.00
Chiuso: Lunedì, Sabato, Domenica e Festivi
Tel&Fax: 02-865138
E-mail: arte.giappone[AT]libero.it

 

 

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Mottainai! (oh, che spreco!)

L’associazione culturale shodo.it
presenta la mostra
Mottainai! (oh, che spreco!)
riflessioni sul tema da parte dell’accademia di calligrafia Ruimo

Da martedì 17 a domenica 22 aprile 2012
presso la Libreria Azalai,
via Gian Giacomo Mora 15
Milano

Con il termine “Mottainai!” in giapponese si esprime rammarico per lo spreco di oggetti materiali, di tempo e di ogni altra risorsa preziosa.
Quando si riceve un regalo o un’attenzione, questa espressione viene usata come formula di cortesia per sottolineare la generosità del donatore.

La parola “mottai” indicava in origine  la dignità intrinseca in ogni oggetto materiale: la sacralità delle cose. La costruzione negativa “mottainai”, che significa letteralmente “non avere mottai” veniva usata nella tradizione buddhista per lamentare lo spreco o l’abuso di qualcosa di sacro o degno di grande rispetto.

Oggi non sprecare significa dare attenzione al futuro del mondo. “Mottainai!” diventa il simbolo di una nuova tendenza, che reagisce al consumismo in nome di uno stile di vita più semplice e più libero, all’insegna del riciclo, del riutilizzo, del rispetto per gli oggetti che è insieme rispetto per l’ambiente.
La mostra presentata da shodo.it si colloca nella settimana del Salone del Mobile per ricordare che anche l’arte della calligrafia sino-giapponese può contribuire alla riflessione su questi temi.
Sono esposte opere prodotte dall’accademia di calligrafia Ruimo diretta dal maestro Bruno Riva, insieme a opere di calligrafi europei, cinesi, coreani e giapponesi amici dell’associazione shodo.it, tra cui  Ruan Zonghua, Ye Xin, Yamada Tomie,  Nakajima Hiroyuki.

Giovedì 19 aprile dalle ore 18.00 rinfresco calligrafico

Durante la mostra sarà possibile partecipare a workshop di calligrafia:

sabato 21 aprile ore 14.30-18.30:
calligrafia in kanji con il maestro Bruno Riva
domenica 22 aprile ore 15-18:
calligrafia in kana con la maestra Yamada Tomie

Per informazioni e iscrizioni scrivere a:
katia[chiocciola]shodo.it

http://www.shodo.it

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Kodo

Ero ieri sera al Teatro dal Verme di Milano per assistere alla prima delle due sole performance italiane dei Kodō nel loro 30th Anniversary One World Tour Europe 2012. E stasera ci sarò di nuovo, per assistere alla seconda. Poi resterò in attesa del prossimo One World Tour, o di quello dopo ancora. A meno che non riesca ad andare a vederli nel frattempo in Giappone, magari nella loro isola-laboratorio di Sado, magari in occasione della loro annuale Earth Celebration

I Kodō fanno questo effetto. Se li vedi, una volta non ti basta. E uso il verbo “vedere” non a caso: il verbo “sentire” non è sufficiente a raccontare l’esperienza di un loro concerto. 

Questi straordinari percussionisti si rivolgono a tutti i sensi, anche quando non si esibiscono insieme a danzatori del calibro di Bandō Tamasaburō come hanno fatto nello spettacolo Amaterasu (2006, ripresa annunciata nel 2013).

Ho ripescato quello che avevo scritto quasi trent’anni fa presentando una loro apparizione, e potrei ancora sottoscrivere tutto.  Ecco qui l’articolo:

BresciaOggi -  lunedì 13 febbraio 1984

I «Kodo» a Milano
In quei tamburi il battito del cuore
Domani sera al Teatro Orfeo, unica rappresentazione, i giovani percussionisti giapponesi
di CARMEN COVITO

Chi pensasse di aver già visto tutto delle arti sceniche giapponesi, si ricreda: di cose strabilianti da scoprire ce ne sono ancora.
Per esempio, c’è un gruppo di giovani percussionisti e danzatori, già passati in Italia, ma discretamente e quasi in sordina, qualche anno fa quando si chiamavano «Ondeko-za», che vuol dire grossomodo «teatro dei tamburi demoniaci»; oggi si ripresentano con un nuovo nome, «Kodo», che significa «battito del cuore». È un nome che esprime perfettamente il puro, viscerale effetto della loro musica: catturare la pulsazione della vita stessa. Chi riuscirà a non farsi scappare il loro unico spettacolo a Milano, domani, martedì 14, al Teatro Orfeo, si assicurerà un’esperienza emozionale di rara intensità.
Il tamburo in Giappone è uno strumento sacro, rituale, il cui ritmo variabile e profondo simboleggia le forze primordiali della natura; nel teatro classico, i suoi sottotoni permettono di evocare con simbolismi rarefatti le nevicate, le acque correnti, le più sottili piogge e le tempeste estive; ma il tamburo è anche lo strumento della festa popolare, dello scatenamento degli istinti normalmente controllati e compressi.
I giovani strumentisti del «Kodo» si presentano in scena abbigliati con le colorate giacchette del folklore popolare e con la fronte cinta del tradizionale hachimaki; oppure coperti solo da un perizoma, il fundoshi, che permette di osservare sui loro corpi atletici tutto il gioco di muscoli che crea il ritmo, che è il ritmo. Un critico è arrivato a scrivere che vederli è come ascoltare una scultura di Michelangelo.
E infatti, sebbene vere e proprie danze integrino lo spettacolo, accompagnate dalle delicate melodie degli strumenti a corda e dai suoni struggenti dei flauti di bambù, la danza più sconvolgente è quella creata dai movimenti degli uomini che suonano i grandi O-daiko. Il gesto, la concentrazione, lo sforzo fisico necessario per vibrare le bacchette sui tamburi sono tutt’uno con la loro musica. Per arrivare a una tale unità, i giovani del «Kodo» hanno adottato per anni uno stile di vita che è dir poco definire ascetico: formano una comunità totalmente dedita allo studio e alla pratica atletica, nella remota isola di Sado, che per il suo isolamento ha mantenuto intatte tradizioni culturali di origini antichissime.
La vitalità orgiastica del Giappone rurale e le raffinatezze della tradizione classica si mescolano, in un loro spettacolo, a ricerche sonore modernissime: l’obiettivo dichiarato della comunità è, infatti, quello di creare una «tradizione vivente» ispirata al passato ma rivissuta con sensibilità attuale.

 

 

Oggi aggiungerei che il nome Kodō  viene scritto dal gruppo non con i caratteri  鼓動 che corrispondono effettivamente al significato “battito del cuore” ma con i caratteri 鼓童 che danno il significato “giovane percussionista”: si gioca, giustamente, sul suono per ottenere attraverso l’omofonia  こどう entrambi i significati.

Ciò detto, vi rimando al sito ufficiale del gruppo dove troverete una miniera di informazioni, tra cui quella che per la prima volta in trent’anni hanno nominato un direttore artistico esterno al gruppo e, indovinate chi è?, è il grandissimo Tamasaburō

Kodo. Lo spettacolo "Amaterasu" con Bando Tamasaburo (2006)

Kodo Official Site: http://www.kodo.or.jp/news/index_en.html

 

 

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Non solo sushi

 

Conferenza di Carmen Covito per Agorà Scuola Aperta:

Non solo sushi.
Tutto quello che avreste voluto sapere sul Giappone
e non avete mai osato chiedere
.

Martedì 20 marzo, ore 18
Liceo Statale “Virgilio” – Milano
Ingresso riservato ai tesserati (ma è possibile acquistare la tessera all’ingresso)

Attenzione: questa conferenza era programmata per il 27 marzo, ma è stata anticipata di una settimana: controllate la vostra agenda! :)

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Le ragazze di Pompei

È in libreria il mio nuovo romanzo Le ragazze di Pompei.
Vi state chiedendo perché mai  segnalo  su un blog dedicato al Giappone un romanzo storico ambientato a Pompei nel 63 d.C. e non trovate una risposta? Provate ad aprire il libro: il primo capitolo si intitola “Cose che mi piacciono” e comincia così:
“In primavera, il tramonto…”

Ecco, adesso lo sapete. Anche mettendomi nei panni di una matrona pompeiana, non ho potuto non rendere omaggio alla letteratura giapponese, e nella fattispecie alla dama Sei Shōnagon e al  famosissimo incipit del suo  Note del guanciale (枕草子,  Makura no Sōshi):
“In primavera, l’aurora…”  春は、あけぼの。

La mia Vibia Tirrena non è una dama di corte dell’epoca Heian, ma anche lei scrive con mano femminile un suo diario  spiritoso e tagliente.

 

Carmen Covito "Le ragazze di Pompei" coverCarmen Covito
Le ragazze di Pompei
pagine 144
euro 13
Barbera Editore, 2012
ISBN: 978-88-7899-509-3

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AsiaTeatro presenta Giorni d’Asia: Giappone, festival in Abbiategrasso.

 

Inaugurazione: venerdì 3 febbraio 2012 – ore 18.00 Abbiategrasso, Castello Visconteo

 MOSTRE:

Mostra fotografica “Il gesto creativo” di Flavio Gallozzi

Mostra di pittura “Shin-on” di Shuhei Matsuyama

Mostra di ikebana e ceramiche raku “Setsubun: Profumo di primavera” – a cura di Anna Massari

Orari:

Venerdì 3 febbraio 2012 18.30 – 20.30
Sabato 4 febbraio 2012 10.00 – 12.30 15.00-19.00
Domenica 5 febbraio 2012 10.00 – 12.30 15.00-19.00

 

EVENTI:

 “Storie di amore e morte nel teatro kabuki e nel teatro delle marionette”, conferenza-lezione aperta alla cittadinanza – di Rossella Marangoni

Sabato 4 febbraio
Castello Visconteo – Sala del Camino – h. 14.30

Il Karate e le Arti giapponesi: incontro con una cultura “straniera” – con Shuhei Matsuyama e Flavio Gallozzi – a cura della a.s.d. Yoshitaka Accademia del Karate

Sabato 4 febbraio
Castello Visconteo – Sala Consigliare – h. 17.00

 Pranzo giapponese

Domenica 5 febbraio
Teeria Tête à thé Via S. Maria 21 – h. 12.30
Prezzo: 28 Euro (bevande escluse)

Posti limitati – Prenotazione obbligatoria
Per prenotare chiamare al numero 338 2223888 oppure info@teeria.it entro il 1° Febbraio

 Cerimonia di vestizione del kimono – a cura di Tomoko Hoashi e Rossella Marangoni

Domenica 5 febbraio
Sala grande del Convento dell’Annunziata – Via Pontida – h. 15.30

 Inoltre:

degustazioni di té e dolci giapponesi

Teeria Tête à thé, Via S. Maria 21
venerdì 3 febbraio dalle ore 20.30
sabato 4 febbraio dalle ore 15.30
domenica 5 febbraio dalle ore 15.30

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Felice Anno 2012

E l’augurio sia: che quest’anno possa essere davvero nuovo e infinitamente migliore!

calligrafia di Hiraoka Kazuko

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Onorificenza italiana al maestro Seki Takahiro

Ho conosciuto il pianista Seki Takahiro quando entrambi eravamo molto più giovani: si stava specializzando a Brescia e si preparava per partecipare ai concorsi internazionali, vincendo prima un terzo, poi un secondo, poi un primo premio. Alla fine degli anni Ottanta tornò in Giappone. Cominciò a tenere concerti e a incidere dischi. Ma soprattutto cominciò a dedicarsi alla ricerca e alla divulgazione della musica italiana per pianoforte, pochissimo nota fino ad allora in Giappone, facendo conoscere opere di Cimarosa, Galuppi, Respighi, Rota, Vecchiato, Casella. Nel 1991 venne scelto dalla critica giapponese tra i dieci migliori pianisti dell’anno. Ora il maestro Seki è stato insignito dal Presidente della Repubblica Italiana Napolitano del titolo di Commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia, conferito a quanti abbiano acquisito particolari benemerenze nella promozione dei rapporti di amicizia e di collaborazione tra l’Italia e gli altri Paesi e nella promozione dei legami con l’Italia.

Il maestro Seki Takahiro con l'Ambasciatore d'Italia - Tokyo 2011

Oltre a rallegrarmi per il giusto riconoscimento a un’opera di raffinata comunicazione interculturale, condotta con una serietà e una pervicacia sulla quale mi onoro di poter dare testimonianze di prima mano, mi piacerebbe sottolineare che anche dietro al maestro Seki, come dietro a ogni grande uomo, c’è una grande donna. Si chiama Mariangela Rago, è sua moglie e la madre dei suoi figli e, da brava bresciana fattiva e schiva, si arrabbierà certamente con me per averla tirata alla ribalta invece di lasciarla dietro le quinte a lavorare sodo come sempre. Ma a diffondere la musica italiana in Giappone c’è anche lei, e va detto. La sua iniziativa più recente è stata l’organizzazione di un concerto per bambini non udenti, per dimostrare che anche loro ricevono grandi emozioni dalla musica. Concerto ripreso dalla NHK, che ne ha parlato in un telegiornale.

Ecco il sito web del maestro Seki: http://www.mt-brillante.jp

maestro Seki Takahiro - Concerto 26-11-2011

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